Casa delle Musiche: l'Arci non ha mai detto di tirarsi indietro
Relativamente a quanto riportato da alcuni mezzi di comunicazione sulla vicenda Casa delle Musiche è opportuno ribadire, come chiaramente riportato nella lettera aperta "Tutta un'altra musica" pubblicata nei giorni passati, che ne l'Arci ne alcun altro dei soggetti selezionati con il bando del 2008 vuole tirarsi indietro: "Non ci tiriamo indietro perché difendiamo la ratio dei progetti portati avanti con spirito di rete da quindici anni. Si chiama coerenza."
Rimaniamo in attesa dell'affidamento della struttura, consapevoli che lo spirito di rete e di collaborazione rimane un elemento centrale del nostro modo di operare. Aprirsi a nuovi partner con cui creare sinergie e collaborazioni è uno degli elementi qualificanti del progetto attualmente in campo.
L'edificio rimane l'elemento centrale del percorso ed è da tutti riconosciuto come una struttura specialistica di pregio e per nulla datata nella concezione.
Iniziare a ragionare intorno al tema delle azioni di sostegno alla musica e della creazione del network con i soggetti interessati rappresenta il primo vero step per attuare il percorso per una vera apertura della casa delle musiche.
Il nostro mestiere inizierà non appena affidataci la struttura, chiaramente non prima. Per il resto occorre non confondere il tema gestionale con l'ultimazione di eventuali lavori e dell'iter burocratico di agibilità.
Terni, 27/10/2014
Bisogna fare piena chiarezza sulla vicenda Casa delle Musiche. Il dibattito aperto nei luoghi istituzionali e sui mezzi di comunicazione ha assunto tratti inquietanti e talvolta offensivi per tanti dei soggetti coinvolti nella bagarre. Purtroppo non tutto si può chiarire in una lettera, c'è bisogno di aprire un dibattito vero. Ma iniziamo a dire qualcosa.
C'è un gran parlare in città unito ad una gran voglia, da tempo annunciata, di "aprire i cassetti", per vedere l'effetto che fa.Si vuol cambiare musica, ma bisognerebbe capire quel che si vuol cercare e dove si vuole andare, verso quale orizzonte procedere.
La questione musica a Terni (anzi la questione musiche) è diventata una vicenda esclusivamente burocratico-urbanistico-architettonica: delibere, bandi, appalti, magheggi, favori.
C'è un desiderio abnorme di trovare una storia da raccontare a Le Iene piuttosto che al Gabibbo, una storia simbolo dello spreco e del malaffare, dell'aria cattiva che tira da queste parti.
Bene, la storia della Casa delle Musiche (ex nuovo Pan Pot) tiene insieme diversi temi che balzano agli occhi e che sono propri del sentimento comune di sfiducia: spreco di soldi pubblici, appalti incomprensibili, bandi di gestione poco efficaci. Tutte cose che almeno in parte (magari piccola) si sono verificate. Vicende che hanno attraversato Amministrazioni di colore e indirizzo differente: chissà se qualcuno ancora si ricorda che l'intuizione (e poi il progetto) nasce in epoca Ciaurro con l'Assessore Pepegna? Una buona idea che trova ostacoli infiniti, nonché paradossali, fino ad oggi.
Ma questa storia sarebbe bene raccontarla tutta e una volta per tutte, perché non è un fatto privato ma della città intera. Una storia lunga oramai sedici anni.
Quel che oggi fa specie è l'accanimento ossessivo sugli aspetti formali e la completa assenza di idee sui contenuti: un vuoto penumatico assordante. La musica è aria in movimento, niente di più, come le chiacchiere. Per fare musica occorre soltanto uno spazio dove possa risuonare: le chiacchiere trovano i media, la musica fatica a trovare luoghi d'uso comuni.
Oggi rispetto al '98 è un altro mondo, un'altra musica. A Terni esistono numerosi spazi per fare musica e spettacolo già in uso e tanti altri non utilizzati che potrebbero essere conquistati: i teatri di posa dell'ex CMM; quelli di Papigno dove ancora è allestito il teatro usato da Benigni per le riprese televisive della Divina Commedia (1.200 posti tecnicamente agibili); capannoni dismessi; sale di locali pubblici piuttosto che di alberghi già pronte all'uso; ipotesi di interi paesi vocati alla musica come Collescipoli. Insomma tanti ottimi posti e tante buone idee. Manca soltanto una cosa: la volontà di andare oltre la polemica e mettere il naso (e le orecchie) dentro alle questioni. Quanti concerti andranno ad ascoltare i polemisti del caso? Di che genere? Cos'altro vorrebbero in termini di proposta? Quali sono i reali consumi culturali a Terni? Nulla, assolutamente il nulla.
Ma c'è di più: nessuno aprendo i famosi cassetti ha avuto interesse ad andare a leggere i progetti, i contenuti. Tanta curiosità si è riversata esclusivamente su questioni formali dove ci pare non ci sia ancora molto da approfondire.
E intanto la musica che fine fa? E i musicisti che sforniamo dalle tante scuole piuttosto che dal Conservatorio (unica istituzione culturale cittadina...)? e il pubblico?
Bene, noi non ci stiamo più. Non ci tiriamo indietro perché difendiamo la ratio dei progetti portati avanti con spirito di rete da quindici anni. Si chiama coerenza. Ma se serve perché non ripensare di nuovo la mission di quel posto, tutti insieme? Di quello e di tanti altri luoghi che oggi non hanno più una prospettiva? Nel nostro progetto il primo punto era la costituzione di un "tavolo delle musiche", un luogo vero e permanente aperto a tutti i soggetti che in qualche modo hanno a che fare con la musica.
Però quando si cercano le carte bollate con ossessione magari non ci accorge di null'altro...
L'Arci vuole rilanciare, per amore delle musiche: convochiamo a Terni per inizio 2015 una prima edizione degli Stati Generali della Musica, lasciamo parlare tutti i soggetti competenti dentro una cornice di discussione seria, affrontiamo le questioni vere. Gli spazi avanzano ma le idee languono.
Noi ci siamo a metterci in gioco.
Continuando su questo filone uccideremo la musica, o quel che ne rimane.
Abbiamo bisogno di politiche per la musica, non di muri.
Perchè ci vuole orecchio, [...] e anche parecchio.
Terni, 24/10/2014
IL PRESIDENTE
Francesco Camuffo
Comunicato stampa di Arci Terni e Arci Nazionale su cariche polizia durante la manifestazione dei lavoratori AST
Oggi a Roma il corteo degli operai dell'Ast di Terni, in lotta per impedire centinaia di licenziamenti e la continuità della produzione nello storico stabilimento umbro, ha subito dure cariche della polizia.
Colpisce la totale assenza di qualunque motivo che potesse giustificare un simile intervento delle forze dell'ordine. Gli operai volevano semplicemente raggiungere il ministero dello Sviluppo economico dopo avere sostato davanti all'Ambasciata tedesca, vista la nazionalità degli attuali padroni dell'Ast.
La polizia ha deciso di caricare, picchiando lavoratori e anche dirigenti sindacali, con una scelta che è difficile immaginare come casuale. Le cariche si sono svolte con una aggressività e una violenza che da anni non vedevamo contro un pacifico corteo operaio.
Evidentemente le parole svalutanti sul ruolo del sindacato, i pesanti attacchi al diritto al mantenimento del posto di lavoro (garantito dall'Articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori) e allo stesso diritto di sciopero che si sono udite nella kermesse della Leopolda, hanno prodotto i loro effetti. E che effetti!
Il governo deve chiarire subito in Parlamento e nel paese come intende garantire il diritto a manifestare, evitando che simili fatti si ripetano, soprattutto in vista di una stagione in cui, per contrastare tagli e provvedimenti che ledono il diritto al e nel lavoro, scioperi e manifestazioni andranno intensificandosi.
Roma, 29/10/2014